Dopo il grande successo dell’esordio del Karate Combat al Festival d’Oriente di Torino di fronte a migliaia di visitatori, ora la nazionale italiana si appresta a partecipare alla Coppa del Mondo di San Marino il prossimo weekend, 2-3 maggio.
La dimostrazione del 22 marzo al Lingotto Fiere ha suscitato un fortissimo interesse da parte del foltissimo pubblico presente e le sequenze di tecniche eseguite dalla rappresentativa piemontese ha lasciato tutti a bocca aperta per la rapidità e l’efficacia di questa arte.
Si tratta di un’evoluzione del karate tradizionale, con un'impostazione prettamente marziale e al tempo stesso estremamente molto reale. Meno movimenti coreografici, con tecniche che garantiscono massima potenza ed efficacia.
Ha origine dal bogu kumite utilizzato ad Okinawa dai militari giapponesi che combattevano in tornei, poi adottato dai marines americani che avevano le basi in Giappone. Da qui venne esportato negli Stati Uniti e trasformato nei più noto Full Contact.
Il Karate Combat trae dai kata (ovvero i combattimenti immaginari con più avversari, da eseguire nel vuoto, senza contatto) le tecniche di autodifesa applicabili in una situazione di pericolo reale.
Tra le caratteristiche principali: l'impostazione rigorosamente sagittale nell’attacco di pugno e la difesa a mani nude da attacchi di corpi contundenti e armi bianche (bastoni, bottiglie di vetro, coltelli).
Pertanto, il Karate Combat non è propriamente una nuova arte marziale, ma la naturale evoluzione di metodi di combattimento e di autodifesa che si sono trasformati e plasmati nei decenni a seconda dei contesti e delle situazioni in cui venivano adottati: dagli scenari di guerra, ai campi di addestramento militari, alle competizioni sportive, fino alle situazioni reali di pericolo di vita.
Dalla teoria alla pratica, chi vorrà potrà vedere coi propri occhi tutto questo al Palasport – Repubblica di San Marino il 2 e 3 maggio: la FIKM (Federazione Italiana Krav Maga) non poteva mancare a un evento che richiamerà gli affiliati da tutto il mondo.
Migliaia di atleti provenienti dalle diverse nazioni, europee ed extra, si confronteranno con avversari di altissimo livello per valutare veramente le proprie abilità e i metodi di allenamento.
In occasioni come questa non ci sono vincitori né vinti, ma solo atleti che daranno il meglio di sé al grido di “Armati solo del nostro coraggio” (così recita il motto del Karate Combat).
Per informazioni basta collegarsi alla pagina Facebook https://www.facebook.com/pages/Nazionale-Italiana-Combat/689552087825225?sk=timeline
lunedì 4 maggio 2015
mercoledì 12 marzo 2014
TROPPI INCIDENTI CON LE ARMI DA FUOCO... SAPETE COS'E' TUTIUS?
E' di pochi giorni fa la notizia di un giovane di 27 anni che, intento a pulire il suo fucile, ha inavvertitamente fatto partire un colpo dall'arma. Ora è in condizioni gravissime all'ospedale pugliese "Santissima Annunziata" dopo che il proiettile gli ha perforato l'addome.
L'elenco di casi simili, il più delle volte con esiti mortali, è lunghissimo a dimostrazione del fatto che questi episodi non capitano solo in america. E non si parla solo di armi da caccia, utilizzate per diletto da amatori più o meno esperti, ma anche di armi in dotazione alle forze di polizia utilizzate per esercitazioni, e anche per sport, come il tiro al bersaglio o al poligono di tiro, oltre a tutte le guardie di agenzie private e vigilantes che possiedono e conservano in casa un'arma da fuoco.
Potrebbe a tal proposito essere provvidenziale, oltre che geniale, l'invenzione del Tutius, un sistema di sicurezza per armi a canna lunga sottoposto a brevetto, che può segnare una svolta e dare una concreta speranza agli appassionati del settore evitando che imperizia e distrazioni nel maneggiare un fucile possano diventare letali o creare danni irreparabili all'uomo.
Questo innovativo congegno verrà presentato venerdì 14 marzo alle ore 19 presso l'Hotel Atlantic di Borgaro Torinese dall'inventore stesso, Paolo Anglisani, in collaborazione con l’associazione C.P.A. (Caccia, Pesca e Ambiente) del Piemonte e con l’azienda Kekki di Livorno, leader nella produzione di carabine.
L'incontro sarà anche occasione per trattare, anche dal punto di vista legislativo, le criticità legate all'universo delle armi, con la possibilità di ascoltare dal vivo i racconti di amici cacciatori ed esperti di armi, che hanno vissuto sulla loro pelle incidenti ed esperienze uniche e indelebili.
Tra i relatori, anche Andrea Checchi, Amministratore Delegato e Responsabile Tecnico della Kekki Carabine Srl, Antonio Mura, presidente dell’associazione C.P.A. Piemonte, l’avv. Pierfranco Bertolino, penalista del Foro di Torino.
Per Paolo Anglisiani, inventore del Tutius:
"Si tratta di un dispositivo utilissimo che permetterà di ridurre del 70% il rischio che si verifichino tragici incidenti durante le battute di caccia, le esercitazioni militari e tutte le volte che l’arma ha il colpo in canna. Non vorrei più sentire di cacciatori che, attraversando un fossato o inciampando in un cespuglio o sul proprio cane, facciano partire inavvertitamente un colpo dall’arma carica ferendo chi sta accanto”.
)
L'elenco di casi simili, il più delle volte con esiti mortali, è lunghissimo a dimostrazione del fatto che questi episodi non capitano solo in america. E non si parla solo di armi da caccia, utilizzate per diletto da amatori più o meno esperti, ma anche di armi in dotazione alle forze di polizia utilizzate per esercitazioni, e anche per sport, come il tiro al bersaglio o al poligono di tiro, oltre a tutte le guardie di agenzie private e vigilantes che possiedono e conservano in casa un'arma da fuoco.Potrebbe a tal proposito essere provvidenziale, oltre che geniale, l'invenzione del Tutius, un sistema di sicurezza per armi a canna lunga sottoposto a brevetto, che può segnare una svolta e dare una concreta speranza agli appassionati del settore evitando che imperizia e distrazioni nel maneggiare un fucile possano diventare letali o creare danni irreparabili all'uomo.
Questo innovativo congegno verrà presentato venerdì 14 marzo alle ore 19 presso l'Hotel Atlantic di Borgaro Torinese dall'inventore stesso, Paolo Anglisani, in collaborazione con l’associazione C.P.A. (Caccia, Pesca e Ambiente) del Piemonte e con l’azienda Kekki di Livorno, leader nella produzione di carabine.
L'incontro sarà anche occasione per trattare, anche dal punto di vista legislativo, le criticità legate all'universo delle armi, con la possibilità di ascoltare dal vivo i racconti di amici cacciatori ed esperti di armi, che hanno vissuto sulla loro pelle incidenti ed esperienze uniche e indelebili.
Tra i relatori, anche Andrea Checchi, Amministratore Delegato e Responsabile Tecnico della Kekki Carabine Srl, Antonio Mura, presidente dell’associazione C.P.A. Piemonte, l’avv. Pierfranco Bertolino, penalista del Foro di Torino.
Per Paolo Anglisiani, inventore del Tutius:
"Si tratta di un dispositivo utilissimo che permetterà di ridurre del 70% il rischio che si verifichino tragici incidenti durante le battute di caccia, le esercitazioni militari e tutte le volte che l’arma ha il colpo in canna. Non vorrei più sentire di cacciatori che, attraversando un fossato o inciampando in un cespuglio o sul proprio cane, facciano partire inavvertitamente un colpo dall’arma carica ferendo chi sta accanto”.
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giovedì 14 marzo 2013
TASSE PAZZE: FERITA CIVILE
Penso che le tasse in Italia siano decisamente troppo alte e terribilmente squilibrate. E soprattutto finanzino una macchina pubblica costosa e inefficiente, che rifiuta ancora oggi ogni misurazione dei risultati e della produttività, e che per di più fornisce servizi inadeguati rispetto alle risorse utilizzate.
Negli ultimi anni si è creata una forte iniquità nel rapporto tra fisco e contribuenti: si è rotto il patto di convivenza su cui si fonda la comunità nazionale, che ha il suo pilastro nella ratio sancita dall'articolo 53 della Costituzione, secondo cui "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Non è più così, evidentemente. Infatti questa legge è abrogata di fatto dagli studi di settore, che invece indicano una quota predeterminata di imposte dovute da parte dei lavoratori autonomi. In particolare ciò che rende intollerabili gli studi di settore è che obbligano chi guadagna poco a pagare di più, mentre consentono a chi guadagna tanto di dichiarare di meno.
Io sono convinto che la causa di questa penalizzazione non sia il mercato, ma lo Stato! Uno Stato che pesa tantissimo, e lo si può constatare dall'eccessiva imposizione a carico dei nostri lavoratori dipendenti, le cui retribuzioni nette vengono abbattute dall'enorme cuneo fiscale e contributivo italiano (circa il 45% del costo del lavoro, ovvero la differenza tra lordo e netto in busta paga). A questo si aggiunga che gli italiani incassano ogni anno le retribuzioni medie più basse (stipendi e pensioni) tra i grandi Paesi europei (il 23% in meno per l'esattezza). Uno Stato che deve pagare ai propri fornitori circa 100 miliardi di euro (tra ritardi e credit crunch). Uno Stato che paga in media a 180 giorni, mentre la media UE è di 65.
Ecco perché le elezioni politiche che abbiamo appena lasciato alle spalle hanno indicato i temi delle tasse e della questione fiscale (Imu e condoni vari), del lavoro e della riscossione (Equitalia) come le "domande" principali degli italiani nei confronti della politica. E i partiti o i politici che ne hanno parlato in campagna elettorale sono quelli che hanno fatto registrare più successo in termini di consenso.
Un altro problema serio è che in Italia il prelievo fiscale non è solo eccessivo in termini assoluti, ma è soprattutto tragicamente squilibrato: pagano pochissimo o quasi nulla i possessori di grandi patrimoni immobiliari e finanziari, idem le holding e le società di capitali, mentre pagano molto i piccoli imprenditori con pochi dipendenti e moltissimo i lavoratori dipendenti e i pensionati. In Italia, dunque, il prelievo si concentra su pochi contribuenti: si tartassano i fattori produttivi - lavoro e capitale - e si tassa troppo poco patrimoni e rendite finanziarie.
Così il ceto medio italiano, fatto da una moltitudine di piccolissime imprese, è ormai impoverito e sfiduciato, si sente tartassato e tradito, cerca e non trova una vera rappresentanza politica dei propri interessi. Come rivelano i dati della CGIA di Mestre nel 2011 ben 11.600 imprese hanno chiuso i battenti: è il record storico negativo da quando esiste il Registro delle Imprese.
E' così si è creata questa "ferita civile", che se non viene rimarginata al più presto, espone a gravi rischi, di ogni tipo, la convivenza nazionale.
Negli ultimi anni si è creata una forte iniquità nel rapporto tra fisco e contribuenti: si è rotto il patto di convivenza su cui si fonda la comunità nazionale, che ha il suo pilastro nella ratio sancita dall'articolo 53 della Costituzione, secondo cui "tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Non è più così, evidentemente. Infatti questa legge è abrogata di fatto dagli studi di settore, che invece indicano una quota predeterminata di imposte dovute da parte dei lavoratori autonomi. In particolare ciò che rende intollerabili gli studi di settore è che obbligano chi guadagna poco a pagare di più, mentre consentono a chi guadagna tanto di dichiarare di meno.
Io sono convinto che la causa di questa penalizzazione non sia il mercato, ma lo Stato! Uno Stato che pesa tantissimo, e lo si può constatare dall'eccessiva imposizione a carico dei nostri lavoratori dipendenti, le cui retribuzioni nette vengono abbattute dall'enorme cuneo fiscale e contributivo italiano (circa il 45% del costo del lavoro, ovvero la differenza tra lordo e netto in busta paga). A questo si aggiunga che gli italiani incassano ogni anno le retribuzioni medie più basse (stipendi e pensioni) tra i grandi Paesi europei (il 23% in meno per l'esattezza). Uno Stato che deve pagare ai propri fornitori circa 100 miliardi di euro (tra ritardi e credit crunch). Uno Stato che paga in media a 180 giorni, mentre la media UE è di 65.
Ecco perché le elezioni politiche che abbiamo appena lasciato alle spalle hanno indicato i temi delle tasse e della questione fiscale (Imu e condoni vari), del lavoro e della riscossione (Equitalia) come le "domande" principali degli italiani nei confronti della politica. E i partiti o i politici che ne hanno parlato in campagna elettorale sono quelli che hanno fatto registrare più successo in termini di consenso.
Un altro problema serio è che in Italia il prelievo fiscale non è solo eccessivo in termini assoluti, ma è soprattutto tragicamente squilibrato: pagano pochissimo o quasi nulla i possessori di grandi patrimoni immobiliari e finanziari, idem le holding e le società di capitali, mentre pagano molto i piccoli imprenditori con pochi dipendenti e moltissimo i lavoratori dipendenti e i pensionati. In Italia, dunque, il prelievo si concentra su pochi contribuenti: si tartassano i fattori produttivi - lavoro e capitale - e si tassa troppo poco patrimoni e rendite finanziarie.
Così il ceto medio italiano, fatto da una moltitudine di piccolissime imprese, è ormai impoverito e sfiduciato, si sente tartassato e tradito, cerca e non trova una vera rappresentanza politica dei propri interessi. Come rivelano i dati della CGIA di Mestre nel 2011 ben 11.600 imprese hanno chiuso i battenti: è il record storico negativo da quando esiste il Registro delle Imprese.
E' così si è creata questa "ferita civile", che se non viene rimarginata al più presto, espone a gravi rischi, di ogni tipo, la convivenza nazionale.
venerdì 11 gennaio 2013
ITALIA, PAESE IN VIA DI SVILUPPO
Ricordo quando l'Italia era la settima potenza economica al mondo e partecipava ai famosi G6, poi G7, poi G8, i forum, appunto, dei governi delle otto principali potenze più industrializzate del mondo (con Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Canada e Russia).
Ricordo quando l'Italia possedeva un ricco patrimonio culturale, artistico, economico e d'immagine.
Oggi l'Italia, colpita da una grave recessione e da una cattiva amministrazione a tutti i livelli, si può considerare molto più vicina ai paesi in via di sviluppo che alle grandi potenze economiche mondiali.
Faccio questa affermazione a malincuore, perché sono un cittadino italiano e ho investito trenta anni di istruzione in questa nazione, ma i dati che apprendo tutti i giorni dalle TV e dai giornali sono inconfutabili e parlano chiaro.
La disoccupazione giovanile segna un record e stavolta è un massimo assoluto: col 37,1% è il tasso più alto di under 25 alla ricerca di un posto negli ultimi venti anni, dal 1992.
I ragazzi abbandonano gli studi universitari senza portarli a termine, solo il 56% degli studenti riesce a laurearsi.
La tensione sociale sociale è aumentata, con rivolte, scioperi e manifestazioni di protesta ogni giorno e tantissimi casi di suicidi tra imprenditori sul lastrico o con fallimenti aziendali alle spalle.
Questo perché oltre un quarto degli italiani (28,4%) è a rischio povertà.
I diritti delle donne non vengono rispettati, infatti nel 2012 più di 120 donne sono state uccise dai propri compagni, una ogni tre giorni.
Una serie spaventosa di aumenti di imposte e tasse: conti correnti, canone Rai, multe e penali del codice della strada, Iva, benzina, bolli auto e nuove immatricolazioni, servizio posta, Tares (che sostituirà Tarsu e Tia), certificati penali, tariffe aeroportuali, Imu, ecc....
Il popolo italiano sperava che qualcosa cambiasse con le prossime elezioni, ma l'offerta politica è scadente e poco credibile e il sistema elettorale è rimasto il porcellum, che ci porterà un migliaio di parlamentari non scelti dai cittadini, che fingeranno di ascoltare i suggerimenti di tutti noi, ma poi faranno come sempre quello che vogliono!
Io vorrei un presidente del Consiglio che, fin dall'inizio, dicesse ai suoi ministri e ai partiti che lo sostengono: Cari signori, nonostante le diverse sensibilità presenti all'interno di questa coalizione, sappiate che quando non arriverete all'accordo fra voi deciderò io, scegliendo quella che a me parrà l'alternativa migliore per l'Italia!
Tutto ciò detto, meditate se l'Italia può ancora essere annoverata tra le 7 potenze economiche del mondo ... o è piuttosto un Paese in via di sviluppo.
Ricordo quando l'Italia possedeva un ricco patrimonio culturale, artistico, economico e d'immagine.
Oggi l'Italia, colpita da una grave recessione e da una cattiva amministrazione a tutti i livelli, si può considerare molto più vicina ai paesi in via di sviluppo che alle grandi potenze economiche mondiali.
Faccio questa affermazione a malincuore, perché sono un cittadino italiano e ho investito trenta anni di istruzione in questa nazione, ma i dati che apprendo tutti i giorni dalle TV e dai giornali sono inconfutabili e parlano chiaro.
La disoccupazione giovanile segna un record e stavolta è un massimo assoluto: col 37,1% è il tasso più alto di under 25 alla ricerca di un posto negli ultimi venti anni, dal 1992.
I ragazzi abbandonano gli studi universitari senza portarli a termine, solo il 56% degli studenti riesce a laurearsi.
La tensione sociale sociale è aumentata, con rivolte, scioperi e manifestazioni di protesta ogni giorno e tantissimi casi di suicidi tra imprenditori sul lastrico o con fallimenti aziendali alle spalle.
Questo perché oltre un quarto degli italiani (28,4%) è a rischio povertà.
I diritti delle donne non vengono rispettati, infatti nel 2012 più di 120 donne sono state uccise dai propri compagni, una ogni tre giorni.
Una serie spaventosa di aumenti di imposte e tasse: conti correnti, canone Rai, multe e penali del codice della strada, Iva, benzina, bolli auto e nuove immatricolazioni, servizio posta, Tares (che sostituirà Tarsu e Tia), certificati penali, tariffe aeroportuali, Imu, ecc....
Il popolo italiano sperava che qualcosa cambiasse con le prossime elezioni, ma l'offerta politica è scadente e poco credibile e il sistema elettorale è rimasto il porcellum, che ci porterà un migliaio di parlamentari non scelti dai cittadini, che fingeranno di ascoltare i suggerimenti di tutti noi, ma poi faranno come sempre quello che vogliono!
Io vorrei un presidente del Consiglio che, fin dall'inizio, dicesse ai suoi ministri e ai partiti che lo sostengono: Cari signori, nonostante le diverse sensibilità presenti all'interno di questa coalizione, sappiate che quando non arriverete all'accordo fra voi deciderò io, scegliendo quella che a me parrà l'alternativa migliore per l'Italia!
Tutto ciò detto, meditate se l'Italia può ancora essere annoverata tra le 7 potenze economiche del mondo ... o è piuttosto un Paese in via di sviluppo.
martedì 4 dicembre 2012
IL 40% DI RENZI ... UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!
Certo il ballottaggio delle primarie del centro sinistra lo ha vinto Pierluigi Bersani, ma qualcuno aveva forse dei dubbi?
Bersani aveva il sostegno degli altri tre candidati al primo turno, Vendola, Puppato e Tabacci, e con la netta chiusura a chiunque avesse fatto richiesta di inserimento al voto nel secondo turno, con oltre il 90% delle "giustifiche", pervenute da tutta Italia, respinte.
Bersani inoltre per tutta la campagna elettorale ha potuto contare sull'apparato organizzativo e amministrativo del Partito, mentre a sostegno di Matteo Renzi si sono timidamente schierati appena 5 parlamentari.
Pertanto Renzi ha affrontato da solo, a mani nude, con un camper, pochi euro donati da privati e un pugno di volontari, l'intera struttura del PD, con i suoi dipendenti, impiegati e funzionari, pagati dal partito e da folti squadroni di amministratori locali, oltre a enti vari e società partecipate.
"Clienti" e politici cioè che da anni, per non dire da sempre, lavorano direttamente o indirettamente per il partito e per il suo segretario, dalla benevolenza del quale dipendono il loro stipendio futuro e la loro carriera.
Per non parlare poi di Susanna Camusso, che ha spinto al massimo i motori dell'armata CGIL verso il voto all'ex ministro Bersani, esplicitandone le ragioni anche in tv e sui giornali.
Per tutto questo, e altro ancora, considero il 40% di Matteo Renzi non solo un vero e proprio successo, ma anche un messaggio provvidenziale rivolto a tutta la sinistra: o adottano il principio dell'allargamento e dell'inclusione e rinnovano la classe dirigente, o saranno ancora per poco il primo partito italiano.
Bersani aveva il sostegno degli altri tre candidati al primo turno, Vendola, Puppato e Tabacci, e con la netta chiusura a chiunque avesse fatto richiesta di inserimento al voto nel secondo turno, con oltre il 90% delle "giustifiche", pervenute da tutta Italia, respinte.
Bersani inoltre per tutta la campagna elettorale ha potuto contare sull'apparato organizzativo e amministrativo del Partito, mentre a sostegno di Matteo Renzi si sono timidamente schierati appena 5 parlamentari.
Pertanto Renzi ha affrontato da solo, a mani nude, con un camper, pochi euro donati da privati e un pugno di volontari, l'intera struttura del PD, con i suoi dipendenti, impiegati e funzionari, pagati dal partito e da folti squadroni di amministratori locali, oltre a enti vari e società partecipate.
"Clienti" e politici cioè che da anni, per non dire da sempre, lavorano direttamente o indirettamente per il partito e per il suo segretario, dalla benevolenza del quale dipendono il loro stipendio futuro e la loro carriera.
Per non parlare poi di Susanna Camusso, che ha spinto al massimo i motori dell'armata CGIL verso il voto all'ex ministro Bersani, esplicitandone le ragioni anche in tv e sui giornali.
Per tutto questo, e altro ancora, considero il 40% di Matteo Renzi non solo un vero e proprio successo, ma anche un messaggio provvidenziale rivolto a tutta la sinistra: o adottano il principio dell'allargamento e dell'inclusione e rinnovano la classe dirigente, o saranno ancora per poco il primo partito italiano.
lunedì 26 novembre 2012
LA VOGLIA DI PARTECIPAZIONE DEGLI ITALIANI... PER TORNARE A DECIDERE E GOVERNARE
All'indomani delle primarie del PD tutti parlano di grande partecipazione popolare e forte desiderio di democrazia da parte degli italiani. E in effetti i numeri confermano questa tendenza. Le lunghe code ai seggi sono la testimonianza più diretta e tangibile che c'è un Paese che non si vuole rassegnare al peggio e alla crisi, che al contrario vuole difendere ed esercitare i suoi diritti, vuole reagire alle logiche dei mercati, vuole tornare a contare, a decidere, a far politica democraticamente (come recita l'art. 1 della nostra Costituzione).
Le primarie del PD, così come quelle di qualsiasi altro partito o schieramento, contribuiranno certamente a ridare un senso e una dignità alla politica italiana, che nell'ultimo ventennio è stata sequestrata da oligarchie e lobby di vario genere. E magari serviranno anche a concludere questo periodo di "democrazia sospesa" per manifesta incapacità a governare dei precedenti governi. Se la politica e i partiti italiani torneranno ad essere credibili e rappresentati da persone serie, non ci sarà più bisogno del governo dei tecnici, voluto dal Presidente della Repubblica, a carattere temporaneo, per far fronte alla crisi dei debiti sovrani.
Se così non fosse, se si continuasse a insistere su un Monti-bis, senza una sua candidatura e quindi senza una elezione e una legittimazione democratica, il rischio sarebbe quello di acuire ed esasperare il forte senso di insoddisfazione e di indignazione degli italiani. Soprattutto di chi si sente tradito dalle manovre di questa parentesi di governo: giovani, pensionati, impiegati, studenti, professori, ambulanti, commercianti e personale socio-sanitario. Tutte categorie che lamentano di aver dovuto rinunciare a diritti che pensavano acquisiti dopo una vita di sacrifici.
Sostengo quindi fortemente la tesi delle primarie, dei referendum, delle assemblee e delle riunioni a tutti i livelli e in qualunque ambito, per ridare voce alla gente e riaccendere la democrazia nel nostro Paese. Solo così si potrebbe ricucire lo strappo tra Stato e cittadini e magari parlare di salvataggio dell'Italia guardando al Paese reale, ai numeri impietosi della crisi e dell'indignazione, testimoniate dalle serrande abbassate e dalle piazze infuocate.
lunedì 30 luglio 2012
Siamo un Paese di bugiardi?
Non il profitto, la proprietà, il capitalismo, la ricchezza o il consumismo...
Il vero male della nostra società oggi è la menzogna.
Siamo un Paese di bugiardi? Ovviamente generalizzando al massimo, negli ultimi anni c'è stata una forte crescita di questa odiosa abitudine.
Si mente allo Stato nella dichiarazione dei redditi, si dice una cosa e se ne pensa un'altra nei rapporti interpersonali, in tv, nei programmi elettorali, si vende un prodotto o un articolo occultandone i difetti, si simulano falli per guadagnare un rigore un'espulsione, si rilascia falsa testimonianza anche sotto giuramento, si inventano o si forzano comportamenti illeciti per dichiarare (per es.) guerra a uno Stato o a una persona.
E' una menzogna pietosa lo stesso articolo 1 della nostra Costituzione, per molti sacra e immodificabile, che recita: la Repubblica italiana è fondata sul lavoro... Semmai da qualche anno è fondata sulle tasse!
Per non parlare delle altre facce della menzogna: il pettegolezzo (sparlare in senso negativo di una persona non presente) che spesso sfocia nella diffamazione, la calunnia (vero e proprio reato per cui è prevista la pena da due a sei anni di reclusione), l'ipocrisia.
E' una forma di menzogna contemporanea anche voler apparire o ostentare uno status sociale o un livello di ricchezza o di potere che poi nella realtà non si ha: attraverso oggetti di lusso, tecnologie costose, comportamenti arroganti o superbi.
Scriveva Carl G. Jung: “Una menzogna non avrebbe senso se a qualcuno la verità non sembrasse pericolosa”.
La menzogna fa comodo a quegli individui che hanno scelto di vivere dietro una maschera, come attori di un fiction o di una telenovela.
Ma quanti problemi e quante incomprensioni si risolverebbero se si tornasse a essere più sinceri, se la verità fosse la regola del buon vivere civile in una società complessa come la nostra. Invece, da quando usciamo di casa (spesso unico luogo dove siamo noi stessi) viviamo in un'allucinazione di massa.
Come se ne esce? E' un problema educativo e culturale: la scuola e i genitori devono tornare a insegnare valori sani, a formare persone buone e giuste, che rispettino gli animali, la natura e gli uomini, che dicano con piacere la verità.
Anche se, devo ammettere, che dire la verità è più difficile, comporta a volte sacrifici e si fa fatica.
Ma solo dopo aver detto la verità si sta meglio con se stessi e con gli altri e ci si sente, sicuramente, più liberi.
Il vero male della nostra società oggi è la menzogna.
Siamo un Paese di bugiardi? Ovviamente generalizzando al massimo, negli ultimi anni c'è stata una forte crescita di questa odiosa abitudine.
Si mente allo Stato nella dichiarazione dei redditi, si dice una cosa e se ne pensa un'altra nei rapporti interpersonali, in tv, nei programmi elettorali, si vende un prodotto o un articolo occultandone i difetti, si simulano falli per guadagnare un rigore un'espulsione, si rilascia falsa testimonianza anche sotto giuramento, si inventano o si forzano comportamenti illeciti per dichiarare (per es.) guerra a uno Stato o a una persona.
E' una menzogna pietosa lo stesso articolo 1 della nostra Costituzione, per molti sacra e immodificabile, che recita: la Repubblica italiana è fondata sul lavoro... Semmai da qualche anno è fondata sulle tasse!
Per non parlare delle altre facce della menzogna: il pettegolezzo (sparlare in senso negativo di una persona non presente) che spesso sfocia nella diffamazione, la calunnia (vero e proprio reato per cui è prevista la pena da due a sei anni di reclusione), l'ipocrisia.
E' una forma di menzogna contemporanea anche voler apparire o ostentare uno status sociale o un livello di ricchezza o di potere che poi nella realtà non si ha: attraverso oggetti di lusso, tecnologie costose, comportamenti arroganti o superbi.
Scriveva Carl G. Jung: “Una menzogna non avrebbe senso se a qualcuno la verità non sembrasse pericolosa”.
La menzogna fa comodo a quegli individui che hanno scelto di vivere dietro una maschera, come attori di un fiction o di una telenovela.
Ma quanti problemi e quante incomprensioni si risolverebbero se si tornasse a essere più sinceri, se la verità fosse la regola del buon vivere civile in una società complessa come la nostra. Invece, da quando usciamo di casa (spesso unico luogo dove siamo noi stessi) viviamo in un'allucinazione di massa.
Come se ne esce? E' un problema educativo e culturale: la scuola e i genitori devono tornare a insegnare valori sani, a formare persone buone e giuste, che rispettino gli animali, la natura e gli uomini, che dicano con piacere la verità.
Anche se, devo ammettere, che dire la verità è più difficile, comporta a volte sacrifici e si fa fatica.
Ma solo dopo aver detto la verità si sta meglio con se stessi e con gli altri e ci si sente, sicuramente, più liberi.
martedì 10 luglio 2012
Vivere in centro e lamentarsi della "movida": un paradosso?
Perché i residenti del centro di Torino si lamentano di non poter dormire per colpa dei frequentatori dei locali della movida cittadina?Da torinese, nato e cresciuto in un quartiere decentrato - Borgo San Paolo, Circoscrizione 3 - proprio non capisco questa controversia.
Mi verrebbe da dire: hai voluto l'appartamento in centro? adesso convivi con le gioie e i dolori che questa scelta comporta.
Tra le gioie: comodità e vicinanza ai principali uffici e servizi urbani (Comune, Provincia, Regione, ecc..); trasporti pubblici che collegano capillarmente questa zona con il resto della città; permesso di circolazione nella ZTL; forti sconti sui parcheggi a pagamento; frequenti lavaggi e pulizia delle strade e dei bidoni dell'immondizia; alto valore reale degli immobili a fronte di un basso valore catastale; riduzione del 50% dell'Imu se l'immobile è d'epoca (vi assicuro che di edifici d'epoca in periferia non c'è neanche l'ombra); oltre all'incommensurabile piacere di vivere in mezzo a monumenti, sculture e palazzi storici, musei, teatri, negozi e botteghe di tutti i tipi, e nel flusso quotidiano di turisti provenienti da tutti i Paesi del mondo.
Certo che poi qualche dolore si presenta: il centro è il luogo di ritrovo naturale di tutti i giovani e degli stessi turisti; è anche il luogo ideale per manifestazioni, mercatini, concerti. E tutto ciò crea traffico, rumore e inquinamento, ma anche denaro e occupazione: il centro è il cuore pulsante del
Ma se i residenti amano la quiete della campagna o della prima cintura, perché ostinarsi a vivere a tutti i costi in centro città e, soprattutto, perché accanirsi contro gli altri cittadini che vogliono "vivere il centro" sia di giorno che di notte?
Aggiungo ironicamente... magari coloro che si lamentano della movida in centro a Torino sono gli stessi che decantano tanto l'animazione e le attrazioni turistiche delle altre città europee, come Barcellona, Madrid, Parigi, Amsterdam, Lisbona, Vienna, ecc.. !!!
Claudio Zitoli
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lunedì 23 aprile 2012
L’EVASIONE FISCALE IN ITALIA. Il punto di vista dell’avv. Alberto Goffi
Come non condividere le riflessioni dell'avv. Alberto Goffi sulla questione dell'evasione fiscale oggi in Italia e i fatti drammatici accaduti negli ultimi mesi, anche per colpa di un sistema di riscossione invasivo, opprimente ed iniquo ad opera della società monopolista Equitalia Spa.
"Quando c’è da pagare e da risanare le casse dello Stato si
bussa alla porta dei soliti noti: lavoratori dipendenti, pensionati e mondo
imprenditoriale, mentre si dimenticano i grandi industriali, i manager
pubblici, i colossi bancari e la criminalità organizzata con i suoi traffici di
usura e riciclaggio di denaro sporco, droga e sfruttamento della prostituzione.
Mi voglio soffermare per le mie tesi sull'universo delle
piccole imprese, degli agricoltori, degli artigiani, degli esercenti in
generale, su cui si basa per la maggior parte l’economia italiana e che solo
poche settimane fa ha pagato una ingente quantità di soldi per l’Iva. Iva
pagata, per la stragrande maggioranza di loro, senza aver ancora incassato il
dovuto.
In questi mesi abbiamo sentito ripetere da tutti che il
rigore e il cambiamento erano necessari per non finire come la Grecia, apprezzando
il premier Mario Monti per aver riconquistato la
credibilità sui mercati internazionali. Ma ancora molto resta da fare,
soprattutto a livello culturale, per comprendere il “mondo dei capannoni”, il
mondo delle partite iva, il mondo artigiano, il mondo agricolo, mondi quasi
sempre “preda” o della politica o delle banche.
Questo universo di lavoratori e datori di lavoro vive oggi nella
solitudine e nella disperazione. Oltre
duecento suicidi di imprenditori dal 2009 a oggi, 24 solo nel 2012. Qualche
settimana fa un uomo si è dato fuoco davanti all'Agenzia delle Entrate di Bologna
per i troppi debiti, la pressione fiscale diretta supera il 55%, nel 2011 sono
fallite 11.615 aziende lasciando a casa almeno 50mila persone, ogni giorno
chiudono 100 negozi e altrettante famiglie perdono la casa.
In questo quadro sconfortante 6 milioni di Italiani hanno ricevuto almeno una cartella
esattoriale da Equitalia: non si può pensare che siano tutti evasori!
Attilio Befera, Presidente di Equitalia e Direttore Generale
dell’Agenzia delle Entrate, parla (carte alla mano) di 12,7 miliardi di euro di
recupero dell’evasione in tutto il 2011. Ma dentro questo importo c’è di tutto:
un pizzico di evasione, una discreta fetta di elusione (soprattutto di abuso di
diritto), la somma di tante piccole irregolarità fiscali ed errori formali, e
soprattutto un buon carico di sanzioni e interessi di mora riscossi.
E con 120 miliardi di euro di evasione fiscale stimata (190
se contiamo anche i 70 miliardi circa derivanti dalla criminalità organizzata),
con un recupero di 12,7 miliardi, cioè il 10%, costante da almeno 20 anni a
questa parte, si può forse parlare di efficace lotta all’evasione?
Lo Stato è forte coi deboli e debole con gli evasori veri.
In realtà Equitalia di evasori non ne scova neppure uno! E’ questo che fa
arrabbiare gli italiani, perché è evidente
come l’Italia sia un Paese che premia i furbi. E anche la fiducia nelle
istituzioni viene meno. Equitalia opera iscrivendo a ruolo crediti già
accertati dall’Agenzia delle Entrate, dall’Inps e da altri enti impositori, il più delle
volte derivanti da corrette dichiarazioni dei redditi, sanzioni al Codice della
Strada ed altro, che nulla hanno a che fare con l’evasione fiscale e non
fornisce alcun contributo nella lotta all’evasione!
Le vere vittime di Equitalia sono persone normali,
impiegati, operai, pensionati ed imprenditori di piccolo e medio calibro, in
generale quindi i titolari di partita iva, e sempre più spesso anche i
lavoratori dipendenti.
Si tratta di persone che hanno una storia di trasparenza e
di serietà, che hanno sempre dichiarato regolarmente, attraverso la
compilazione dell’F23 e F24 o del DM10, ma al momento di versare (quanto
regolarmente dichiarato … per questo
sono al massimo dei morosi, ma non sono evasori volontari!) si trovano in difficoltà per svariate cause.
Tra tutte: calo del fatturato dovuto alla crisi economica, problemi di salute e
malattie, ritardato o mancati pagamenti da parte della P.A. ed errori degli
agenti della riscossione (fenomeno delle cartelle pazze).
Gli “altri”, quelli delle fasce alte, è risaputo che tasse
ed imposte riescono a non pagarle. E nella peggiore delle ipotesi, se proprio
vengono “scoperti” dalla G.d.F. o dall’Agenzia dell’Entrate ottengono sconti e
dilazioni che un cittadino normale non otterrebbe mai (ne sono un esempio i
casi di Sofia Loren, Alberto Tomba, Valentino Rossi, Pavarotti, ecc).
E’ doveroso per me precisare che Equitalia è la società di
riscossione pubblica dei tributi statali e locali regolata da una legge entrata
in vigore il 1° ottobre 2006 e, pertanto, ogni difetto nel suo modo di operare
può essere corretto solo da un intervento legislativo da parte di chi è
preposto a ciò (Parlamento e Governo). E’ vero che nel 2006 non si potevano
prevedere alcune condizioni, soprattutto economiche e sociali, che oggi stanno
contribuendo a creare situazioni drammatiche e di tensione tra lo Stato e i
cittadini.
Sempre più spesso è lo Stato a tradire l’impresa: lo Stato non paga i lavori pubblici eseguiti dagli imprenditori edili (per un
importo di oltre 70 miliardi di euro) e pur essendo debitore chiede il rispetto
di tutti i balzelli entro 60 giorni altrimenti scattano i meccanismi di
Equitalia, oltre che l’infamante accusa di “evasore”.
Lo Stato non garantisce una giustizia civile capace di
assicurare il pagamento delle prestazioni di lavoro. Lo Stato ha una tassazione
e una pressione contributiva tra le più elevate d’Europa e di contro offre
servizi pubblici e infrastrutture non all’altezza. Lo Stato non è competitivo
per costo del lavoro e qualità del capitale umano, per burocrazia, per politiche
creditizie.
Per essere “più umano” e più a favore del contribuente lo
Stato, tramite Equitalia, dovrebbe:
1) comprendere la differenza tra evasori e
persone in difficoltà, punendo pesantemente l’evasore scovato dalla Guardia di
Finanza e dall’Agenzia delle Entrate e prevedendo piani di rientro del debito
più flessibili e procedure meno aggressive (riduzione di sanzioni e interessi)
e meno invasive per i contribuenti morosi o in stato di malattia accertata; 2)
far compensare i debiti con i crediti: lo Stato liquida i propri fornitori con
ritardi che arrivano fino a 1500 giorni, e poi pretende dai contribuenti il
pagamento delle tasse entro 60 gg, pena l’aggiunta di sanzioni e interessi che
raddoppiano l’importo dovuto oltre all’applicazione di procedure che bloccano
conti correnti, autoveicoli e beni immobili di proprietà; 3) invertire l’onere
della prova, ovvero risolvere gli errori del fisco senza che questi ricadano
sulle spalle di contribuenti sempre più poveri.
Il nostro è un Paese dove chi non assolve ai propri doveri
fiscali e si nasconde al fisco ottiene scudi fiscali e transazioni con forte
riduzione del debito. Mentre chi dichiara regolarmente e poi non riesce a
versare il dovuto rischia non solo il fallimento economico ma anche quello
personale.
Sono sempre più convinto che in Italia chi non assolve ai
propri doveri fiscali lo fa anche perché non riconosce nello Stato impositore
la capacità di restituire con servizi adeguati i sacrifici fatti attraverso il
versamento dei contributi. Ma ancora peggio, per molti lo Stato viene percepito
come un nemico, un’entità astratta, non composta di esseri viventi con i loro
sentimenti e senso di responsabilità. E’ ora di fare qualcosa di serio per
invertire questa pericolosa deriva e creare nuovi modelli culturali e politici".
Avv. Alberto Goffi
mercoledì 28 marzo 2012
... MA IL MONDO SI COMPLIMENTA CON MONTI CHE HA SALVATO L'ITALIA.
Un uomo si è appena dato fuoco davanti all'Agenzia delle Entrate di Bologna per i troppi debiti, gli italiani affondano in un mare di
tasse, non c'è settimana in cui non sentiamo parlare di piccoli e medi
imprenditori che si sono suicidati, ogni giorno chiudono 100 negozi e
altrettante famiglie perdono la casa. L’IMU ormai incombe, la benzina tocca i 2
euro al litro e la pressione fiscale diretta ha superato il 55%.
Ma il mondo si complimenta con Monti che ha salvato l’Italia.
Io mi chiedo quale Italia. Quella dei superpoteri globali,
delle banche, dei grandi flussi economici e finanziari, non certamente l’Italia
reale!
Dopo due decreti “salva-Italia”
(ma “ammazza-Italiani”) ancora non si vede uno straccio di
riforma sociale vera. Grandi annunci, nessuna novità. E il Presidente Monti non
trova di meglio da commentare che il gradimento personale del suo Governo,
minacciando peraltro di defilarsi se i partiti non gli riserveranno più il consenso
registrato al momento del suo insediamento.
Ma quali provvedimenti può intravedere a breve un italiano ottimista per
giustificare gli attuali sacrifici?
Credo nessuno. Oggi i veri eroi sono quelli che con le loro
risicate pensioni (stoppate nel loro aumento annuale), con i loro miseri
stipendi (ulteriormente ridotti dagli adeguamenti Irpef e altri balzelli) e con
i loro fatturati (ridotti all'osso per la crisi, le tasse e la burocrazia)
riescono a resistere per "aiutare" il Paese.
Onore al merito. Questa è l'Italia reale, l'Italia giusta,
l'Italia trasparente.
lunedì 13 febbraio 2012
Cittadini o sudditi dello Stato?
Quello italiano dovrebbe essere uno Stato di diritto e di libertà proprie di una repubblica democratica.
Invece siamo arrivati al punto in cui il cittadino-contribuente, magari incolpato erroneamente, finisce col vagare nei corridoi di enti e uffici pubblici senza riuscire a venirne a capo.
Sentendosi trattato con arroganza e superiorità, e automaticamente "etichettato come evasore", dagli operatori allo sportello, che rappresentano proprio lo Stato.
Una multa non pagata, spesso perchè mai notificata, diventa "n volte" la sanzione originaria.
L'immediata esecutività dell'avviso di accertamento da parte dell'agente della riscossione, elimina di fatto il principio della buona fede, pur presente nel diritto penale. Il cittadino somma così all'importo totale anche i danni morali e gli innumerevoli disagi collaterali.
La retroattività nell'applicazione di nuove norme e l'inversione dell'onere della prova in materia fiscale sono ormai prassi consolidata e gli esempi che testimoniano queste distorsioni e carenze nel nostro diritto amministrativo sono infiniti, basta leggere quelli riportati da Alberto Goffi nel suo libro "E' Qui l'Italia?".
Oggi, difendersi da eventuali eccessi o errori di Equitalia non è facile e non è alla portata di tutti.
Di sicuro si va incontro a perdite di tempo, e spesso anche di denaro, nell’affrontare estenuanti ricorsi per riuscire a trattare ad armi pari con lo Stato. Perché con Equitalia si è invertito l’onere della prova: l’Erario ti accusa di evasione e spetta a te dimostrare che non c’è stata. Il principio è quello del solve et repete: di fronte a una pretesa ingiusta, puoi sgolarti quanto vuoi ma prima sganci il denaro al Fisco e poi, se ti va bene, richiedi al giudice il maltolto.
Perché i debiti pagati in ritardo da parte della P.A. non sono soggetti a interessi? Perché non si può rispettare il semplice meccanismo della compensazione, per il quale se io devo 100 allo Stato e al contempo come suo fornitore aspetto 100, siamo pari?
Lo Stato è così solerte nel pretendere i pagamenti dalle aziende, poi impiega in media 4 mesi, che salgono ad 8 nell’edilizia, per liquidare i suoi fornitori. Abbiamo addirittura degli esempi in Italia che arrivano fino 1500 giorni e più di ritardo.
Questo è inaccettabile, per di più con una direttiva europea che vincola le aziende pubbliche a pagare i propri fornitori entro e non oltre 60 giorni.
Gli eccessi del potere dello Stato e le assurdità dell’attuale sistema di riscossione, poi, non si contano: dai fermi amministrativi su veicoli appartenenti a pazienti con il tumore o con l’esigenza di andare in dialisi, a quelli applicati alle auto dei vigili urbani (accaduto al Comune di Bari e denunciato dal Sindaco Michele Emiliano), fino ai fondi regionali stanziati per mantenere l’occupazione che invece di arrivare ai dipendenti o investiti in tecnologie innovative, vengono intercettati e risucchiati da Equitalia.
Lo Stato non è in grado di riformare se stesso (dove sono i veri tagli alla spesa pubblica e ai costi della politica?) e finge di liberalizzare (mentre energia, trasporti, banche e assicurazioni sono rimaste illibate).
Ma così si aumentano le disuguaglianze.
Ad oggi manca l’eguaglianza tra Stato e cittadino. Solo allora avremo una democrazia compiuta.
Invece siamo arrivati al punto in cui il cittadino-contribuente, magari incolpato erroneamente, finisce col vagare nei corridoi di enti e uffici pubblici senza riuscire a venirne a capo.
Sentendosi trattato con arroganza e superiorità, e automaticamente "etichettato come evasore", dagli operatori allo sportello, che rappresentano proprio lo Stato.
Una multa non pagata, spesso perchè mai notificata, diventa "n volte" la sanzione originaria.
L'immediata esecutività dell'avviso di accertamento da parte dell'agente della riscossione, elimina di fatto il principio della buona fede, pur presente nel diritto penale. Il cittadino somma così all'importo totale anche i danni morali e gli innumerevoli disagi collaterali.
La retroattività nell'applicazione di nuove norme e l'inversione dell'onere della prova in materia fiscale sono ormai prassi consolidata e gli esempi che testimoniano queste distorsioni e carenze nel nostro diritto amministrativo sono infiniti, basta leggere quelli riportati da Alberto Goffi nel suo libro "E' Qui l'Italia?".
Oggi, difendersi da eventuali eccessi o errori di Equitalia non è facile e non è alla portata di tutti.
Di sicuro si va incontro a perdite di tempo, e spesso anche di denaro, nell’affrontare estenuanti ricorsi per riuscire a trattare ad armi pari con lo Stato. Perché con Equitalia si è invertito l’onere della prova: l’Erario ti accusa di evasione e spetta a te dimostrare che non c’è stata. Il principio è quello del solve et repete: di fronte a una pretesa ingiusta, puoi sgolarti quanto vuoi ma prima sganci il denaro al Fisco e poi, se ti va bene, richiedi al giudice il maltolto.
Perché i debiti pagati in ritardo da parte della P.A. non sono soggetti a interessi? Perché non si può rispettare il semplice meccanismo della compensazione, per il quale se io devo 100 allo Stato e al contempo come suo fornitore aspetto 100, siamo pari?
Lo Stato è così solerte nel pretendere i pagamenti dalle aziende, poi impiega in media 4 mesi, che salgono ad 8 nell’edilizia, per liquidare i suoi fornitori. Abbiamo addirittura degli esempi in Italia che arrivano fino 1500 giorni e più di ritardo.
Questo è inaccettabile, per di più con una direttiva europea che vincola le aziende pubbliche a pagare i propri fornitori entro e non oltre 60 giorni.
Gli eccessi del potere dello Stato e le assurdità dell’attuale sistema di riscossione, poi, non si contano: dai fermi amministrativi su veicoli appartenenti a pazienti con il tumore o con l’esigenza di andare in dialisi, a quelli applicati alle auto dei vigili urbani (accaduto al Comune di Bari e denunciato dal Sindaco Michele Emiliano), fino ai fondi regionali stanziati per mantenere l’occupazione che invece di arrivare ai dipendenti o investiti in tecnologie innovative, vengono intercettati e risucchiati da Equitalia.
Lo Stato non è in grado di riformare se stesso (dove sono i veri tagli alla spesa pubblica e ai costi della politica?) e finge di liberalizzare (mentre energia, trasporti, banche e assicurazioni sono rimaste illibate).
Ma così si aumentano le disuguaglianze.
Ad oggi manca l’eguaglianza tra Stato e cittadino. Solo allora avremo una democrazia compiuta.
venerdì 23 dicembre 2011
I GIORNALAI DELLA CISL: TROPPI 5 GIORNI DI SCIOPERO
Le ragioni, a
chiarimento della nostra posizione, nascono dalla fattiva collaborazione della Felsa Cisl Giornalai nell’ambito del Tavolo
per l’Editoria, nato sotto il precedente Governo e coordinato dal Dipartimento dell’Editoria
sotto la direzione del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
(con delega all’Editoria, appunto).
Dal mese di
Settembre 2011 si sono tenute numerose riunioni presso il predetto Dipartimento,
le quali hanno portato alla ferma volontà di tutte le parti coinvolte nel
processo editoriale, di elaborare, per il settore Edicole e Distribuzione, un
“PROTOCOLLO DI INTESA” che finalmente segnerà, nella sua applicazione, un
momento storico, nuovo ed economicamente vantaggioso proprio per la rete delle
edicole italiane.
Infatti, basta
semplicemente citare l’opportunità di introdurre nei punti vendita servizi,
anche innovativi, a valore aggiunto nella prospettiva dello sviluppo
complessivo del sistema informatizzato a
codice a barre (per esempio, gli abbonamenti) per garantire ai giornalai
italiani un nuovo introito costituito dalla sottoscrizione e consegna degli
abbonamenti realizzati presso le edicole.
Inoltre,
considerato che, l’informatizzazione
della rete, potrà anche agevolare il processo di certificazione delle rese,
questo comporterà un risparmio di
risorse e la riduzione di sprechi, si rileva anche il conseguente interesse
pubblico per la promozione dello sviluppo e della trasparenza del settore e per
i vantaggi ambientali, derivanti
dalla diminuzione delle rese di giornali, relativamente ai consumi di carta e
ai volumi movimentati di copie, eliminando
soprattutto la microconflittualità oggi in essere tra le Edicole ed i
Distributori Locali.
La storica
opportunità che il Dipartimento per l’Editoria ha inteso garantire alla rete di
vendita con proposte di intervento economico
sancite da apposito Decreto Legislativo a favore della creazione del “Canale
Edicole Informatizzate” non
può che essere sorretta a spada tratta da parte della Felsa CISL Giornalai.
Antonio Zitoli - Segretario
Territoriale Felsa CISL Giornalai di Torino e membro della Segretaria Nazionale Felsa CISL
Giornalai - afferma:
“La decisone di uno sciopero di tre giorni da
parte delle altre organizzazioni sindacali ci lascia veramente perplessi. L’Accordo
Nazionale tra Editori e Rivenditori, infatti, stabilisce che il 25 e 26
dicembre le edicole siano chiuse per le sante festività. Se si tiene conto
poi che le Edicole Italiane godono, in base all’art. 8 del precitato Accordo
Nazionale, di ben l’8% di guadagno in
più sulla vendita dei quotidiani editi il 27 dicembre e del 6% sui periodici
settimanali editi nella settimana di Natale, ulteriori tre giorni di
chiusura non farebbero altro che danneggiare le edicole stesse.
Pertanto, prima di usufruire dell’istituto
pur legittimo dello sciopero per far valere le nostre ragioni, la Cisl preferisce
continuare a dialogare e programmare attraverso lo strumento già avviato del
Tavolo per l’Editoria.
Cogliamo piuttosto l’occasione per chiedere
al neo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico Castriota Scanberg, la ripresa delle riunioni
presso il Dipartimento dell’Editoria dello specifico Tavolo, garantendo la più
fattiva e seria collaborazione, sulla base di quanto avviato sotto il
precedente Governo”.
Questa per la
Felsa CISL Giornalai è la riprova che se
la rete di vendita esistente sarà anche informatizzata la garanzia di
professionalità ed imparzialità (parità di trattamento delle testate) verrà
esaltata, nella prospettiva anche di poter attenuare lo spostamento in atto di
tante testate quotidiane e periodiche dal formato “CARTACEO” a quello “DIGITALE”.
venerdì 16 dicembre 2011
IL DURC TORNA A MINACCIARE GLI AMBULANTI DI TORINO
Secondo l’A.E.A.R.P. (Associazione esercenti ambulanti riuniti Piemonte), sulla base delle
segnalazioni pervenute nelle ultime settimane, sarebbero oltre 400 gli
ambulanti che operano sui mercati rionali di Torino che stanno rischiando il
ritiro della licenza di vendita perché non in regola col Durc, il Documento unico di regolarità contributiva,
che attesta l’avvenuto pagamento dei tributi INPS.
Per colpa dell’attuale crisi economica e dell’aumento delle tasse
nazionali e locali, solo una piccola parte di coloro che avevano già usufruito
della dilazione dell’INPS del 2009 in tre rate, soluzione prevista da una
delibera regionale, scaturita dopo una lunga contrattazione con l’assessore William Casoni, è riuscita a rispettare la scadenza del 31 ottobre 2011.
Nel frattempo, dal 31 ottobre a oggi si contano quasi 200 licenze
ritirate.
E il futuro non è affatto rassicurante, se si pensa che entro fine anno
gli ambulanti devono versare i contributi relativi all’INPS del 2010. Ma se non
sono riusciti a saldare l’INPS 2009 in tre rate, come si può pretendere che
paghino il 2010 subito in un’unica soluzione!?
Se da un lato l’applicazione di questo provvedimento parte da premesse
giuste, perché tutti devono pagare le tasse, dall’altro non esistono scuse o
giustificazioni in tutti quei casi e situazioni di difficoltà oggettiva, per i quali
non si può parlare di evasione volontaria.
C’è per esempio un operatore del mercato di via Baltimora al quale hanno rubato la merce dal furgone in sosta: merce appena acquistata in contanti da un
grossista e per la quale nessuno lo risarcirà. Un furto di tal specie manda in
tilt la piccola economia di un ambulante, soprattutto in periodi di calo delle
vendite come quello attuale.
Oppure c’è un operatore del mercato di piazza Barcellona che è rimasto
per mesi lontano dall’attività a causa di una grave malattia cardiaca. Ma lo
Stato non fa sconti, l’importo è forfettario e calcolato su base annuale. Si
deve pagare per intero anche in caso di assenza prolungata per malattia,
propria o del coniuge.
E il risultato di questi mancati pagamenti è il mancato rilascio del Durc, senza
il quale oggi non si può piazzare il banco. Pena sanzioni salatissime, il
sequestro della merce, il ritiro della licenza fino a 180 giorni e la revoca
della stessa.
Una soluzione valida per tutti, secondo il presidente dell’AEARP Santo Modaffari, sarebbe l’introduzione del “voucher giornaliero”, ovvero un ticket unico che raggruppi insieme la tassa sul plateatico,
l’immondizia, la luce e l’INPS, che gli ambulanti pagherebbero immediatamente
prima dell’occupazione del posto. “Sarebbe
una ipotesi equa – afferma Modaffari -
perché gli ambulanti pagherebbero solo quando si va effettivamente a lavorare,
mentre si eviterebbe in caso di assenza per malattia, maltempo, o per tutti gli
altri motivi che non permettono di allestire il banco in quel giorno”.
Almeno un terzo degli operatori ambulanti dei mercati rionali di Torino
lavorano oggi col rischio di ritiro della licenza. “Di certo - afferma Claudio Zitoli (UDC) – se non possono lavorare gli
ambulanti non potranno nemmeno saldare i loro debiti con lo Stato e gli enti
locali. Inoltre, sui 45 mercati di
Torino, incombe una minaccia ancora più grave: la direttiva Bolkestein, che dopo la bocciatura del Governo alla legge regionale
“salva-ambulanti”, vedrà la concorrenza impari anche delle
società di capitali e delle cooperative, ovvero le grandi catene di supermercati
e centri commerciali, che potranno ottenere la licenza per vendere i loro prodotti tra i
banchi del mercato.
E’ ora – continua Zitoli - che il Comune e
la Regione dicano espressamente se intendono tutelare il commercio su area
pubblica, da sempre una risorsa importante e dall’alto valore sociale nel
nostro Paese, o abbandonarlo a se stesso e alle impietose leggi del mercato”.
venerdì 9 dicembre 2011
MANOVRA "AD MACCHINAM" (FIAT, LOGICAMENTE!)
L'art. 16 a pag 33 della manovra Monti "Disposizioni per la tassazione di auto di lusso, imbarcazioni ed aerei" prevedeva una "addizionale erariale della tassa automobilistica fissata in euro 20 per ogni chilowatt di potenza del veicolo superiore a 175 chilowatt".
Peccato che il testo uscito qualche giorno dopo sulla Gazzetta Ufficiale abbia subito una "piccola" variazione. Infatti da qui risulta che il superbollo si applicherà sopra i 185 chilowatt.
Nessuno ha ancora spiegato il motivo di tale variazione avvenuta in modo silenzioso quanto repentino.
Ma alcuni tecnici ed esperti del mercato dell'auto hanno già detto la loro: fra 175 e 185 chilowatt c'è uno dei modelli FIAT su cui Marchionne punta di più: la nuova Lancia Thema, fatta insieme a Chrysler, che guarda caso ha 239 cavalli ovvero 175 chilowatt!!
Molto probabilmente, anzi mi viene da dire indubbiamente, con la mannaia della soprattassa i piani di vendita della casa automobilistica torinese sarebbero bruscamente cambiati.
Altri esperti del settore fanno notare inoltre come in questa fascia di potenza si inseriscano altri modelli, come la versione Quadrifoglio della Alfa Romeo Giulietta, a cui l'azienda affida un ampio bacino di introiti.
Come non pensare che qualcuno nel gruppo abbia sollecitato, per non dire pressato, i nuovi vertici di Governo per evitare i sudori di Marchionne?
Come non pensare a un ennesimo "aiutino" dello Stato alla casa automobilistica che più sta nell'occhio del ciclone in questo periodo?
martedì 27 settembre 2011
Italia all'ultimo posto in Europa per i laureati con un'occupazione
Dopo l´università trova un posto il 76% dei giovani contro l´82% della media europea!!
Oggi in Italia c'è un grande problema: i pochi laureati (25% del totale della forza lavoro!!) sono anche sempre più disoccupati, con un tasso cresciuto tra il 2008 e il 2010 a causa della crisi.Fanalino di coda in Europa, l´Italia registra solo il 76,6% dei laureati occupati (tra i 20 e i 64 anni - dati 2010), contro l'88% della Svezia, l´87% di Olanda e Germania, l´86% di Lituania, Slovenia, Danimarca.
Meglio di noi anche Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
Perché allora non riformare il sistema universitario nel nostro Paese? magari offrendo percorsi di studio qualificati, premiando la ricerca d´eccellenza, rafforzando i legami con le imprese.
L´istruzione universitaria è secondo me un potente fattore di crescita che ci aiuta a vivere meglio. E´ la migliore garanzia contro la disoccupazione.
Eppure troppi laureati incontrano difficoltà a trovare un lavoro di qualità.
E in Italia i laureati alla prima occupazione sono sottopagati.
La conseguenza di questo trend sarà l'esodo di moltissimi studenti universitari all'estero e la ricerca del lavoro post-lauream in quei Paesi dove è ancora riconosciuto il valore aggiunto della laurea, dimostrato concretamente da uno stipendio più alto e adeguato!
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lunedì 26 settembre 2011
Preferisci pagare 200 euro con fattura o 150 euro senza?
Questa è l'Italia.
Il Governo aumenta le aliquote? IVA al 21%? Nelle casse dello Stato non entrerà un euro di più: questo provvedimento servirà solo a far diventare più poveri i lavoratori e le famiglie già in difficoltà e a far chiudere le aziende e le piccole imprese di chi già sta boccheggiando a causa del calo delle vendite, della crisi globale, dell'aumento delle tasse, appunto. Oltre a creare più disoccupazione, aumenti dei prezzi, contrazione dei consumi.
Le Regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti.
Perché il Governo non capisce (o non vuole capire)? perché continua a usare "gli evasori" (spesso confusi con le persone in difficoltà - che dichiarano i loro redditi, ma al momento di versare i relativi contributi, a un anno di distanza, non riescono a pagare) come capro espiatorio con il quale distrarre l'opinione pubblica anziché varare le tanto attese e necessarie riforme?!!!
Sapete quale sarà, a queste condizioni, la decisione più ovvia che prenderanno i contribuenti italiani? Autodifendersi: disfandosi di ogni proprietà (o trasferendo capitali all'estero o usando prestanomi), non dichiarando più niente al fisco, portando le aziende nei Paesi dove la manodopera e il costo del lavoro ti permettono di generare anche un profitto....
Il Governo e i politici con la loro ignavia, la mancanza di decisionismo e l'incapacità di assumersi le responsabilità, proprie del ruolo che ricoprono, stanno facendo imbarcare tutti gli italiani onesti sul Titanic.
Il Governo aumenta le aliquote? IVA al 21%? Nelle casse dello Stato non entrerà un euro di più: questo provvedimento servirà solo a far diventare più poveri i lavoratori e le famiglie già in difficoltà e a far chiudere le aziende e le piccole imprese di chi già sta boccheggiando a causa del calo delle vendite, della crisi globale, dell'aumento delle tasse, appunto. Oltre a creare più disoccupazione, aumenti dei prezzi, contrazione dei consumi.
Le Regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti.
Perché il Governo non capisce (o non vuole capire)? perché continua a usare "gli evasori" (spesso confusi con le persone in difficoltà - che dichiarano i loro redditi, ma al momento di versare i relativi contributi, a un anno di distanza, non riescono a pagare) come capro espiatorio con il quale distrarre l'opinione pubblica anziché varare le tanto attese e necessarie riforme?!!!
Sapete quale sarà, a queste condizioni, la decisione più ovvia che prenderanno i contribuenti italiani? Autodifendersi: disfandosi di ogni proprietà (o trasferendo capitali all'estero o usando prestanomi), non dichiarando più niente al fisco, portando le aziende nei Paesi dove la manodopera e il costo del lavoro ti permettono di generare anche un profitto....
Il Governo e i politici con la loro ignavia, la mancanza di decisionismo e l'incapacità di assumersi le responsabilità, proprie del ruolo che ricoprono, stanno facendo imbarcare tutti gli italiani onesti sul Titanic.
giovedì 30 giugno 2011
Scandaloso caso di abuso edilizio a Torino.
CronacaQui Torino di giovedì 30 giugno 2011 - pag 17 |
Vi sottopongo un palese caso di abuso edilizio in corso d'opera. Da denunciare pubblicamente e provvedere subito alla sua rimozione!
La segnalazione mi è pervenuta dal titolare dell'Hotel Castello di via Verolengo 202, Torino (fronte via Pianezza), che è stato coinvolto dai lavori di ristrutturazione di un terrazzo, parte comune tra l'hotel stesso e l'edificio adiacente.
L'immobile in questione è di proprietà di un egiziano che ha avviato un cantiere di lavoro per la copertura totale del terrazzo, per ricavarne un altro appartamento.
Il problema è che la documentazione in suo possesso non gli da alcun diritto ad agire in tal senso, prevede infatti solo l'avvio di lavori per la disposizione di un pergolato sul terrazzo.
Oltre alla totale assenza di permessi e piani di fattibilità da parte di Comune e altri organi competenti (per la messa in sicurezza dell'opera e l'autorizzazione per il montaggio dell'impalcatura, ecc...), l'egiziano ha completamente chiuso una finestra di proprietà dell'hotel, a cui si affaccia il bagno di una delle camere, e si è totalmente attaccato con la sua costruzione in ferro e mattoni a muri che non sono di sua proprietà.
Insomma... uno scandalo in un paese civile e pieno di norme e regolamenti come il nostro!!!!
La procedura che occorrerà attivare immediatamente è ex art 1171 c.c. (codice civile) "Azione per denuncia di nuova opera" o un ricorso d'urgenza ex. art 700 cpc (codice procedura civile). Di sicuro in poche settimana in problema verrà risolto e la struttura con il relativo ponteggio del cantiere, tutto smantellato.
Guardate qui di seguito le foto di come era prima dei lavori e come è ora:
mercoledì 27 aprile 2011
Sosteniamo la battaglia di ambulanti e artigiani contro le vessazioni di Equitalia e del Durc...
Oggi, mercoledì 27 aprile 2011, dalle 10 a oltranza resterò in mezzo agli ambulanti e agli artigiani che manifestano davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte contro le vessazioni di Equitalia e del Durc, il documento unico di regolarità contributiva, che in tempo di gravi difficoltà per il commercio e di calo dei fatturati, sta mettendo in ginocchio il mondo dei mercati rionali e dell'artigianato.
Senza questo documento infatti gli artigiani non possono chiudere contratti ed eseguire lavori a privati e pubblica amministrazione.
Gli operatori ambulanti invece rischiano il sequestro della merce esposta e il ritiro della licenza di vendita al primo controllo da parte dei vigili urbani e delle autorità preposte.
Possibile che uno Stato, che si definisce dalla parte del cittadino, non sia in grado di garantire e tutelare il primo e fondamentale principio della nostra Costituzione, che recita che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro?
Dove arriveremo di questo passo? Come garantire un futuro dignitoso alle famiglie italiane e ai loro figli?
I politici che hanno ruoli di governo attuino immediatamente tutti i provvedimenti necessari per permettere a queste categorie di lavoratori autonomi di saldare il loro debito con lo Stato, senza applicare tassi da usura e senza attivare quelle procedure esecutive che li rendono indifesi e inermi nei confronti dello Stato stesso, quali il fermo amministrativo sui beni strumentali (usati per lavorare e produrre reddito), il pignoramento del conto corrente, la vendita all'asta dell'immobile di proprietà.
Senza questo documento infatti gli artigiani non possono chiudere contratti ed eseguire lavori a privati e pubblica amministrazione.
Gli operatori ambulanti invece rischiano il sequestro della merce esposta e il ritiro della licenza di vendita al primo controllo da parte dei vigili urbani e delle autorità preposte.
Possibile che uno Stato, che si definisce dalla parte del cittadino, non sia in grado di garantire e tutelare il primo e fondamentale principio della nostra Costituzione, che recita che l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro?
Dove arriveremo di questo passo? Come garantire un futuro dignitoso alle famiglie italiane e ai loro figli?
I politici che hanno ruoli di governo attuino immediatamente tutti i provvedimenti necessari per permettere a queste categorie di lavoratori autonomi di saldare il loro debito con lo Stato, senza applicare tassi da usura e senza attivare quelle procedure esecutive che li rendono indifesi e inermi nei confronti dello Stato stesso, quali il fermo amministrativo sui beni strumentali (usati per lavorare e produrre reddito), il pignoramento del conto corrente, la vendita all'asta dell'immobile di proprietà.
martedì 12 aprile 2011
Le priorità del mio programma per Torino 5° punto: abbattiamo le tariffe delle tasse locali, nel nostro Comune sono tra le più alte d'Italia.
Acqua, rifiuti e trasporto urbano pesano come una zavorra sul portafoglio dei torinesi senza lasciare tanta scelta.
Sono "tasse occulte" che impoveriscono inesorabilmente le classi medio-basse.
A Torino le tariffe di questi servizi pubblici sono cresciute più dell'inflazione.
E tutto per far quadrare conti e bilanci, penalizzati anche dal taglio dei trasferimenti ad opera del Governo centrale.
Presto a Torino il prezzo del biglietto dell'autobus aumenterà del 20%, anche se al momento non c'è alcun documento formale.
La Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) a Torino costa in media all'anno 190€ a famiglia, il costo dell'acqua potabile è salito del 50% negli ultimi dieci anni.
E' aumentata la Cosap (Canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche), basta chiederlo ai titolari di bar e altre attività che allestiscono i dehors durante la bella stagione!
E' aumentata anche la Cimp (Canone sulle iniziative pubblicitarie)...
Per non parlare del plateatico che pagano gli operatori ambulanti sui mercati di Torino, rispetto invece alle tariffe più basse di Comuni come Genova o Milano.
E quello che più stride con questi aumenti è proprio l'andamento della produttività, delle vendite al dettaglio e dei fatturati in generale: in netto calo negli ultimi anni.
Solo se si diminuiranno le tariffe di questi servizi pubblici si potranno salvare le attività e i bilanci di migliaia di famiglie torinesi.
E per abbattere le tariffe occorre prima di tutto ridurre gli sprechi.
Due presi a caso tra quelli più eclatanti: i 30 milioni di euro che il Comune di Torino paga ogni anno per riscaldare edifici vuoti e strutture abbandonate e i 25 parcheggi interrati gestiti da GTT che vengono occupati in media solo per il 50% della loro capienza totale, pur costando al Comune cifre spropositate per la realizzazione, la manutenzione, il personale e la tecnologia...
Sono "tasse occulte" che impoveriscono inesorabilmente le classi medio-basse.
A Torino le tariffe di questi servizi pubblici sono cresciute più dell'inflazione.
E tutto per far quadrare conti e bilanci, penalizzati anche dal taglio dei trasferimenti ad opera del Governo centrale.
Presto a Torino il prezzo del biglietto dell'autobus aumenterà del 20%, anche se al momento non c'è alcun documento formale.
La Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) a Torino costa in media all'anno 190€ a famiglia, il costo dell'acqua potabile è salito del 50% negli ultimi dieci anni.
E' aumentata la Cosap (Canone per l'occupazione di spazi e aree pubbliche), basta chiederlo ai titolari di bar e altre attività che allestiscono i dehors durante la bella stagione!
E' aumentata anche la Cimp (Canone sulle iniziative pubblicitarie)...
Per non parlare del plateatico che pagano gli operatori ambulanti sui mercati di Torino, rispetto invece alle tariffe più basse di Comuni come Genova o Milano.
E quello che più stride con questi aumenti è proprio l'andamento della produttività, delle vendite al dettaglio e dei fatturati in generale: in netto calo negli ultimi anni.
Solo se si diminuiranno le tariffe di questi servizi pubblici si potranno salvare le attività e i bilanci di migliaia di famiglie torinesi.
E per abbattere le tariffe occorre prima di tutto ridurre gli sprechi.
Due presi a caso tra quelli più eclatanti: i 30 milioni di euro che il Comune di Torino paga ogni anno per riscaldare edifici vuoti e strutture abbandonate e i 25 parcheggi interrati gestiti da GTT che vengono occupati in media solo per il 50% della loro capienza totale, pur costando al Comune cifre spropositate per la realizzazione, la manutenzione, il personale e la tecnologia...
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